ma sparati in mezzo agli occhi willy.... che è meglio
l'angolo della cultura 1

Kurgan- Admin
- Numero di messaggi: 368
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Nome: Kurgano
Classe: Guerriero
- Messaggio n°61
Re: l'angolo della cultura 1
___________________________________
Sorridi... Domani sara' peggio. Murphy
Segno della giovinezza è forse una magnifica vocazione per le facili felicità. Albert Camus

Sijo- Numero di messaggi: 208
Età: 45
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Nome: Alessandro
Classe:
- Messaggio n°62
Re: l'angolo della cultura 1
in effetti mi stavo preoccupando! <<...è troppo tempo che non sento quel birbantone - mi sono detto - starà sicuramente covando qualcuna delle sue tpiche "uova di cioccolato" (vd. ratman)! ...uhmmm>>
e così, puntuale come il papa quando può rompere i coglioni, eccolo riapparire in una delle sue più fulgide manifestazioni. Detto fra noi...per me quell'individuo rasenta il paranormale! dovrebbe presentarsi al cicap: gli darebbero un sacco di soldi! perchè solo un intervento paranormale può far sì che un esere di siffatta specie e natura "rompicoglioni-e-cagacazzo-agratis" possa sopravvivere serenamente! ...gironzolare ...fare cose e soprattutto sparare cazzate!
e così, puntuale come il papa quando può rompere i coglioni, eccolo riapparire in una delle sue più fulgide manifestazioni. Detto fra noi...per me quell'individuo rasenta il paranormale! dovrebbe presentarsi al cicap: gli darebbero un sacco di soldi! perchè solo un intervento paranormale può far sì che un esere di siffatta specie e natura "rompicoglioni-e-cagacazzo-agratis" possa sopravvivere serenamente! ...gironzolare ...fare cose e soprattutto sparare cazzate!

Ospite- Ospite
- Messaggio n°63
Re: l'angolo della cultura 1
Il trionfo di Bacco e Arianna
(di Lorenzo de' Medici)
Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor esser ingannate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si accontenta?
Chi vuol esser lieto, sia:
del doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
(di Lorenzo de' Medici)
Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor esser ingannate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si accontenta?
Chi vuol esser lieto, sia:
del doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

guglielmo scuotilancia- Numero di messaggi: 44
Età: 25
Data d'iscrizione: 16.10.07
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Nome: alessandro tassoni
Classe: Bardo
- Messaggio n°64
Re: l'angolo della cultura 1
oh Finalmente qualcuno che mi da l'azzica.
HAi scelto il migliore dei canti carnascialeschi ( e uno dei pochissimi non pornografici): rispondo così
Ciaaaaaooooo :joker:
HAi scelto il migliore dei canti carnascialeschi ( e uno dei pochissimi non pornografici): rispondo così
CANZONA DE’ FORNAI
O donne, noi siam giovani fornai,
dell’arte nostra buon’ maestri assai.
Noi facciam berlingozzi e zuccherini,
cociamo ancor certi calicioncini:
abbiam de’ grandi, e paionvi piccini,
di fuor pastosi e drento dolci assai.
Facciamo ancor bracciatelli ed i gnocchi,
non grati agli occhi, anzi pien’ di bernocchi:
paion duri di fuor, quando li tocchi;
ma drento poi rïescon meglio assai.
Se ci è alcuna a chi la fava piaccia,
la meglio infranta abbiam che ci si faccia,
con un pestel che insino a’ gusci schiaccia,
ma a menar forte ell’esce de’ mortai.
Noi sappiamo ancor fare il pan buffetto,
più bianco che non è ’l vostro ciuffetto;
direnvi il modo che n’abbiam diletto;
pensar, dir, far non vorrem’altro mai.
Convien farina aver di gran calvello,
poi menar tanto il staccio o burattello,
che n’esca il fiore: e l’acqua calda e quello
mescola insieme, e tutto intriderai.
Or qui bisogna aver poi buona stiena:
la pasta è fine quanto più si mena;
se sudi qualche goccia per la pena,
rimena pur insin che fatto l’hai.
Fatto il pan si vuol porre a lievitare;
in qualche loco caldo vorria stare;
sopra un letto puossi assai ben fare;
che in ordine sia bene aspetterai.
Intanto ’l forno è caldo e tu lo spazzi:
lo spazzatoio in qua e in là diguazzi,
se vi resta di cener certi sprazzi;
non l’ha mai netto ben chi cuoce assai.
Sente il pan drento quel calduccio e cresce,
rigonfia, e l’acqua a poco a poco n’esce;
entravi grave e soffice rïesce;
d’un pane allor quasi un boccon farai.
Per cuocere un arrosto ed un pastello,
allato al forno grande è un fornello,
e tutt’a dua han quasi uno sportello,
ma non lo sanno usar tutti i fornai.
O belle donne, questa è l’arte nostra;
se voi volessi per la bocca vostra
qualche cosetta, questa sia la mostra:
al paragon noi starem sempre mai.
O donne, noi siam giovani fornai,
dell’arte nostra buon’ maestri assai.
Noi facciam berlingozzi e zuccherini,
cociamo ancor certi calicioncini:
abbiam de’ grandi, e paionvi piccini,
di fuor pastosi e drento dolci assai.
Facciamo ancor bracciatelli ed i gnocchi,
non grati agli occhi, anzi pien’ di bernocchi:
paion duri di fuor, quando li tocchi;
ma drento poi rïescon meglio assai.
Se ci è alcuna a chi la fava piaccia,
la meglio infranta abbiam che ci si faccia,
con un pestel che insino a’ gusci schiaccia,
ma a menar forte ell’esce de’ mortai.
Noi sappiamo ancor fare il pan buffetto,
più bianco che non è ’l vostro ciuffetto;
direnvi il modo che n’abbiam diletto;
pensar, dir, far non vorrem’altro mai.
Convien farina aver di gran calvello,
poi menar tanto il staccio o burattello,
che n’esca il fiore: e l’acqua calda e quello
mescola insieme, e tutto intriderai.
Or qui bisogna aver poi buona stiena:
la pasta è fine quanto più si mena;
se sudi qualche goccia per la pena,
rimena pur insin che fatto l’hai.
Fatto il pan si vuol porre a lievitare;
in qualche loco caldo vorria stare;
sopra un letto puossi assai ben fare;
che in ordine sia bene aspetterai.
Intanto ’l forno è caldo e tu lo spazzi:
lo spazzatoio in qua e in là diguazzi,
se vi resta di cener certi sprazzi;
non l’ha mai netto ben chi cuoce assai.
Sente il pan drento quel calduccio e cresce,
rigonfia, e l’acqua a poco a poco n’esce;
entravi grave e soffice rïesce;
d’un pane allor quasi un boccon farai.
Per cuocere un arrosto ed un pastello,
allato al forno grande è un fornello,
e tutt’a dua han quasi uno sportello,
ma non lo sanno usar tutti i fornai.
O belle donne, questa è l’arte nostra;
se voi volessi per la bocca vostra
qualche cosetta, questa sia la mostra:
al paragon noi starem sempre mai.
Ciaaaaaooooo :joker:

Sijo- Numero di messaggi: 208
Età: 45
Sport praticati: NUOTO-PALLAVOLO-RUGBY-SCHERMA-ARTI MARZIALI-DYNAMIC POWER FIGHTING SYSTEM
Data d'iscrizione: 06.10.07
Personaggio
Nome: Alessandro
Classe:
- Messaggio n°65
Re: l'angolo della cultura 1
è arrivata 'a polizia
o che gioia o che bellezza
chi vuol dar la fuga, dia
io gli sfondo il parabrezza
o che gioia o che bellezza
chi vuol dar la fuga, dia
io gli sfondo il parabrezza
sifù-don remigio
[b]
guglielmo scuotilancia- Numero di messaggi: 44
Età: 25
Data d'iscrizione: 16.10.07
Personaggio
Nome: alessandro tassoni
Classe: Bardo
- Messaggio n°66
Re: l'angolo della cultura 1
Quatto quatto.... zitto zitto
Guido Gozzano
ALLE SOGLIE
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,
pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori
sovente qualcuno che picchia, che picchia... Sono i dottori.
Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro.
E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli...
«Appena un lieve sussurro all'apice... qui... la clavicola...»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.
«Nutrirsi... non fare piú versi... nessuna notte piú insonne...
non piú sigarette... non donne... tentare bei cieli piú tersi:
Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia;
e se permette faremo qualche radioscopia...»
O cuore non forse che avvisi solcarti, con grande paura,
la casa ben chiusa ed oscura, di gelidi raggi improvvisi?
Un fluido investe il torace, frugando il men peggio e il peggiore,
trascorre, e senza dolore disegna su sfondo di brace
e l'ossa e gli organi grami, al modo che un lampo nel fosco
disegna il profilo d'un bosco, coi minimi intrichi dei rami.
E vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non fosse mestieri pagarli.
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,
mio cuore, dubito forte − ma per te solo m'accora −
che venga quella Signora dall'uomo detta la Morte.
(Dall'uomo: ché l'acqua la pietra l'erba l'insetto l'aedo
le danno un nome, che, credo, esprima una cosa non tetra)
È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.
Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.
Ti svegli dagl'incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né piú ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.
Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.
Guido Gozzano
ALLE SOGLIE
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,
pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori
sovente qualcuno che picchia, che picchia... Sono i dottori.
Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro.
E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli...
«Appena un lieve sussurro all'apice... qui... la clavicola...»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.
«Nutrirsi... non fare piú versi... nessuna notte piú insonne...
non piú sigarette... non donne... tentare bei cieli piú tersi:
Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia;
e se permette faremo qualche radioscopia...»
O cuore non forse che avvisi solcarti, con grande paura,
la casa ben chiusa ed oscura, di gelidi raggi improvvisi?
Un fluido investe il torace, frugando il men peggio e il peggiore,
trascorre, e senza dolore disegna su sfondo di brace
e l'ossa e gli organi grami, al modo che un lampo nel fosco
disegna il profilo d'un bosco, coi minimi intrichi dei rami.
E vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non fosse mestieri pagarli.
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,
mio cuore, dubito forte − ma per te solo m'accora −
che venga quella Signora dall'uomo detta la Morte.
(Dall'uomo: ché l'acqua la pietra l'erba l'insetto l'aedo
le danno un nome, che, credo, esprima una cosa non tetra)
È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.
Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.
Ti svegli dagl'incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né piú ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.
Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.

guglielmo scuotilancia- Numero di messaggi: 44
Età: 25
Data d'iscrizione: 16.10.07
Personaggio
Nome: alessandro tassoni
Classe: Bardo
- Messaggio n°67
l'avete voluto voi
Limerick
C'era una volta un signore di Vercelli,
che agli alberi appendeva vesti e ombrelli
cercando gli uccellin di spaventare
che la frutta continuavano a mangiare.
Ma gli uccelli con quel ben del padreterno
si vestiron e rimaser per l'inverno
continuando a mangiare belli belli
la frutta di quell'uomo di Vercelli.
mica pizza e fichi!
WS
C'era una volta un signore di Vercelli,
che agli alberi appendeva vesti e ombrelli
cercando gli uccellin di spaventare
che la frutta continuavano a mangiare.
Ma gli uccelli con quel ben del padreterno
si vestiron e rimaser per l'inverno
continuando a mangiare belli belli
la frutta di quell'uomo di Vercelli.
mica pizza e fichi!
WS

Anji- Numero di messaggi: 12
Data d'iscrizione: 05.10.09
Personaggio
Nome: anonimo
Classe:
- Messaggio n°68
Franco Battiato - Inneres Auge
Per me è cultura in veste musicale.
Molto attuale, stiamo vivendo un dramma, che se ci scrivessero un libro lo prenderebbero come genere fantascentifico o alla Orwell.
Anche per coloro che Battiato non piace.
Ascoltate le parole quando in video compare lui la prima volta, anche tutto il resto.
Finalmente anche un'altro tipo di cultura in italia si sta muovendo e si sta esponendo, non solo "i soliti noti".
Dopo un poco di poemi scherzosi, faccio una pausa per pensare.
Che ne dite?
Molto attuale, stiamo vivendo un dramma, che se ci scrivessero un libro lo prenderebbero come genere fantascentifico o alla Orwell.
Anche per coloro che Battiato non piace.
Ascoltate le parole quando in video compare lui la prima volta, anche tutto il resto.
Finalmente anche un'altro tipo di cultura in italia si sta muovendo e si sta esponendo, non solo "i soliti noti".
Dopo un poco di poemi scherzosi, faccio una pausa per pensare.
Che ne dite?

